8 luglio 2018

Dagli abitanti di Nazaret, sua patria, Gesù non viene riconosciuto nella sua identità più profonda. Essi perciò si stupiscono della sua sapienza e della capacità di compiere miracoli. A loro mancavano l’umiltà di un ascolto sincero della sua parola e una vera fede in lui.

GESÙ PERCORREVA I VILLAGGI D’INTORNO, INSEGNANDO

Commento - Disegno: Stefano Pachì
COLORO che Dio sceglie per una missione non hanno il compito facile. Al profeta Ezechiele è detto chiaramente che i figli di Israele, ai quali viene inviato, sono dei ribelli, sempre in rivolta contro Dio. Nonostante la testardaggine degli interlocutori, il profeta deve restare fedele alla sua missione di portavoce di Dio, schivo e incurante del successo, deve lasciarsi guidare unicamente dallo «spirito che è entrato in lui» (I Lettura). Diverso deve essere il comportamento di Paolo con la difficile comunità di Corinto. Egli non deve riporre il suo vanto nelle straordinarie visioni e rivelazioni, come pure nei prodigi e miracoli. Questi «segni del vero apostolo» vanno considerati come pericoli di montare in superbia, attribuendo a sé ciò che invece è solo effetto della «potenza di Dio» (II Lettura).
La situazione di Gesù, invece, è quella del profeta «nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». Lo stupore suscitato dalla sapienza che traspare nel suo insegnamento e i prodigi compiuti dalle sue mani sono solo «motivo di scandalo». L’incredulità dell’uomo riguardo all’intervento divino è tale da meravigliare lo stesso Figlio di Dio! (Vangelo).

Tarcisio Stramare, osj

GESÙ, «IL MAESTRO»

Icona del Cristos didàskalos, Cristo Maestro di Scuola bizantina-slava. «Il parlare di Gesù accompagna il suo agire e lo interpreta: la signoria di Dio è dimostrata attraverso le opere e illustrata attraverso le parole». (Card. Carlo Maria Martini).
LA figura del «maestro» riveste un ruolo importante nella tradizione religiosa e culturale del popolo della Bibbia. Gli ebrei lo chiamavano con il nome rabbì (che significa: «mio Grande», cioè «mio Signore») e lo circondavano di profondo rispetto. Infatti in una civiltà della parola, come quella antica, l’insegnamento del maestro, che spaziava su ogni campo del sapere, occupava un posto centrale.
Applicato a Gesù, il nome ebraico rabbì (“maestro”) è reso nei Vangeli con diversi termini greci: didàskalos (Gesù è «colui che insegna», annunciando il Regno di Dio), epistàtes (Gesù è «colui che ha un’autorità superiore », nei confronti dei maestri del suo tempo, cioè gli scribi e i farisei, Lc 5,5), katheghetès (Gesù è «colui che guida» sulla via della Verità di Dio, a differenza delle «guide cieche», quali sono i dottori della Legge, Mt 23,10.16). Gesù è «maestro» perché è il rivelatore del Padre: «La mia dottrina [= il mio insegnamento] non è mia, ma di colui che mi ha mandato» (Gv 7,16).
I discepoli e le folle chiamano Gesù con il nome di «maestro» non perché imparano da lui le cose che insegnano gli altri maestri ebrei dell’epoca, ma perché «imparano» Gesù stesso. In Gesù, perciò, il titolo «maestro» supera quella concezione che rischia di collocarlo nel solo ambito culturale o rischia di fare di lui un «maestro di morale», come ancora oggi molti pensano di lui.

Don Primo Gironi, ssp, biblista

69ma SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE Liturgia risorsa di umanità

"Per noi uomini... si è fatto uomo".
Il tema sarà affrontato nella sua dimensione biblica, teologica, liturgica e pastorale con esperienze e laboratori di gruppo.
* Segreteria Centro di Azione Liturgica - Via Liberiana, 17 - 00185 ROMA. Tel. 06.4741870 - Fax 06.4741850. www.centroazioneliturgica.it. Arcidiocesi di Matera - Ufficio Liturgico: Piazza Duomo, 7 - 75100 MATERA. Tel. 0835.332012 - Fax 0835.345338. www.69settimanaliturgica.it


Papa Francesco istituisce la memoria obbligatoria di Maria Madre della Chiesa.
Sarà celebrata ogni anno il Lunedì dopo Pentecoste come si legge nel Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (11 febbraio 2018). È già stata celebrata il 21 maggio scorso.

Preghiera dei fedeli

C-Fratelli e sorelle, di fronte alla fatica del vivere quotidiano e alla debolezza della nostra fede, invochiamo dal Signore la sua luce e la sua forza.

Preghiamo dicendo insieme: Signore, vieni in nostro aiuto.

1. Per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo in un mondo profondamente segnato da conflitti sociali e culturali, preghiamo:

2. Per i giovani che si preparano ad assumere le responsabilità nella società civile e nella Chiesa e per quanti sono chiamati alla loro formazione, preghiamo:

3. Per le persone ferite dalla malattia, dalla povertà e da qualsiasi forma di emarginazione e di indifferenza, preghiamo:

4. Per noi, che per il Battesimo siamo chiamati ad essere gli uni per gli altri strumenti di fiducia, di solidarietà e di speranza, preghiamo:

Intenzioni della comunità locale.

C - Signore Dio, fa’ che nella nostra debolezza possiamo sempre sperimentare la tua misericordia e la tua forza per camminare con fiducia sulle strade del tuo Vangelo. Per Cristo nostro Signore.

A - Amen

XIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

09 L Misericordioso e pietoso è il Signore. Gli idoli denunciati da Osea esistono anche oggi e si possono identificare in un uso non corretto del denaro, del potere, nel culto della propria immagine. Ss. Agostino Zhao Rong e c. (m.f.); S. Veronica Giuliani. Os 2,16.17b-18.21-22; Sal 144,2-9; Mt 9,18-26.

10 M Casa d’Israele, confida nel Signore. Il profeta ammonisce che i nostri comportamenti possono portare all’ira di Dio che, però, come ci ricorda Gesù è sempre pronto al perdono verso chi si pente. Ss. Rufina e Seconda; Beati Emanuele Ruiz e c.; S. Canuto. Os 8,4-7.11-13; Sal 113B,3-10; Mt 9,32-38.

11M S. Benedetto, patrono d’Europa. Festa (bianco). Gustate e vedete com’è buono il Signore. Le parole tratte dal Libro dei Proverbi fanno anche parte dell’inizio della Regola scritta da san Benedetto per i suoi monaci: Dio solo dona sapienza e saggezza. S. Pio I; S. Leonzio; S. Olga. Pr 2,1-9; Sal 33,2-11; Mt 19,27-29.

12 G Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi. Osea ci presenta Dio come un Padre che educa i propri figli e vuole per loro solo il bene. Ss. Nabore e Felice; S. Giovanni Gualberto; S. Leone I, abate Os 11,1-4.8c-9; Sal 79,2-3.15-16; Mt 10,7-15.

13 V La mia bocca, Signore, proclami la tua lode. Appartenere a Cristo, essere cioè suoi discepoli, ci porta a non essere ben accetti dal mondo, per la diversità dei nostri ideali. S. Enrico (m.f.); S. Clelia Barbieri; S. Esdra. Os 14,2-10; Sal 50,3-4.8-9.12-14.17; Mt 10,16-23.

14 S Il Signore regna, si riveste di maestà. Essere discepoli di Gesù non è sempre semplice, eppure ciò che ci è da lui consegnato va annunciato al mondo e testimoniato con la vita. S. Camillo de Lellis (m.f.); S. Toscana; B. Angelina da Montegiove. Is 6,1-8; Sal 92,1-2.5; Mt 10,24-33.

[15 D XV Domenica del T.O. / B (S. Bonaventura da Bagnoregio) Am 7,12-15; Sal 84,9-14; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13].

Enrico M. Beraudo

Salmo responsoriale e accompagnamento

Salmo

PROPOSTA PER I CANTI: da Repertorio nazionale, Canti per la Liturgia, ElleDiCi/Cei, Ed. 2009, 5 Ristampa. 

Inizio: Tutta la terra canti a te (683); Cristo Gesù, Salvatore (633).
Salmo responsoriale: Ritornello: A te, Signore, innalzo l’anima mia (93); G. Assandri.
Processione offertoriale: Tu sei come roccia (745).
Comunione: Mistero della cena (678); Sei tu, Signore, il pane (719).
Congedo: Musica di festa (680).

ACCOMPAGNAMENTO
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Accompagnamento


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