15 ottobre 2017

Gesù presenta la salvezza come un banchetto di nozze. Al rifiuto dei primi, i privilegiati, la proposta viene offerta ad altri. C’è però una condizione: avere la veste nuziale, cioè tenerci lontano dal peccato.

«UN RE FECE UNA FESTA DI NOZZE PER SUO FIGLIO»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«QUESTI è il Signore in cui abbiamo sperato» (Is 25,9): un Dio che ci prepara un banchetto (I Lettura), una festa di nozze (Vangelo). Questa festa è traboccante di ogni bene, soprattutto perché Dio «eliminerà la morte per sempre » e «asciugherà le lacrime su ogni volto». Eppure c’è una sorpresa ancora maggiore: ci sono invitati che non accolgono l’invito, anteponendovi i loro affari. Sì, siamo sconcertati, ma non è questo, spesso, il nostro atteggiamento? Badare a ciò che dobbiamo fare, a quello che ci preoccupa o ci agita, senza porre attenzione a ciò che Dio fa per noi?
È una tentazione non tanto degli indifferenti o dei lontani, quanto dei credenti: essere così presi dai propri impegni da non accogliere il dono di Dio che ci raggiunge in modo gratuito. Ecco allora un terzo motivo di sorpresa, ancora maggiore: la tenacia con cui Dio non si blocca di fronte al rifiuto, ma ne fa motivo per estendere a tutti il suo invito. La veste bianca da indossare è quella della grazia. Con Paolo dobbiamo esclamare: «Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli» (II Lettura).

Luca Fallica, Comunità SS. Trinità, Dumenza

FECONDITÀ, DONO E MISTERO

LA pedagogia del dono. Così papa Francesco sviluppa la sua riflessione sul grande mistero della vita nel quinto capitolo di Amoris laetitia. Un approccio alla fecondità sereno e delicato, che il pontefice propone e sviluppa in tre momenti.
Nel primo approfondisce la gratuità del dono che, prima di essere trasmesso, va accolto e custodito. Dono che trascende la dimensione biologica per iscriversi direttamente “nel destino eterno degli uomini” (Gaudium et Spes, 51).
Ecco perché, aprendosi alla vita, la coppia partecipa al disegno del Creatore. Durante i mesi della gravidanza quel progetto, impastato di umanità e di mistero, prende forma e si realizza.
Un lungo percorso d’amore, di tenerezza e di paziente attesa in cui, al ruolo insostituibile della madre, si deve affiancare quello del padre. «La presenza chiara e ben definita delle due figure, femminile e maschile, crea l’ambiente più adatto alla maturazione del bambino» (AL, 175).
Nel secondo momento della sua riflessione il Papa esamina la “fecondità allargata” che si realizza nell’adozione, scelta che richiede coraggio e profonda unione nella coppia. Infine, nel terzo momento, allarga la scelta della fecondità all’ambito della comunità, per ribadire che la vita è ricchezza che dalla famiglia s’estende alla società e alla Chiesa. È seme che germoglia nell’intimità della coppia ma ha già il sapore dell’infinito.

Luciano Moia, Direttore di “Noi, famiglia&vita” (Avvenire)

PER EVANGELIZZARE L’AMBIENTE IN CUI SI VIVE

“Annunciazione” (particolare).
I Responsabili dell’Istituto maschile “San Gabriele Arcangelo” di vita secolare consacrata, fondato dal beato don Giacomo Alberione (1884-1971), incontrano giovani celibi per un discernimento sulla loro eventuale vocazione all’evangelizzazione nel proprio ambito sociale, familiare e professionale.
Per informazioni rivolgersi a: Istituto San Gabriele Arcangelo, Via Alessandro Severo, 58, 00145, Roma – Tel. 06597861.

Preghiera dei fedeli

C - Fratelli e sorelle, nel suo amore Dio vuole che tutti gli uomini siano riuniti attorno al suo Figlio. Chiediamo di rispondere al suo invito, per entrare a far parte del suo Regno e vivere già adesso la comunione con Lui.

Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

1.
Per i pastori della Chiesa, che hanno la missione di trasmettere l’invito del Signore: perché non si scoraggino per i rifiuti e le incomprensioni, preghiamo:

2. Per le donne e gli uomini del nostro tempo: perché rispondano numerosi all’invito di partecipare al banchetto nuziale del Regno, cioè alla comunione di grazia con Dio, preghiamo:

3. Per i cristiani perseguitati a causa del Vangelo: perché siano sostenuti dalla solidarietà e dalla vicinanza spirituale di tutti noi qui presenti, come loro fratelli e sorelle in Cristo, preghiamo:

4. Per noi, che ogni domenica partecipiamo di questa mensa eucaristica: perché, riuniti attorno all’altare, impariamo a “fare comunione” anche tra noi e a diffondere ovunque la carità di Cristo, preghiamo:

Intenzioni della comunità locale.

C -
Signore, tu ci inviti a varcare le soglie della tua casa per partecipare alla festa dei tuoi figli. Fa’ di noi i messaggeri del tuo cuore, che invita tutti gli uomini a partecipare al banchetto delle nozze divine. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

A - Amen.

XXVIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 2017

16 L Il Signore si è ricordato del suo amore. Il segno di Giona, come lo intende Luca, è la predicazione rivolta agli abitanti di Ninive, la città pagana. Mentre coloro che sono vicini si chiudono alla sua parola, quelli più lontani la accolgono con gioia e si convertono. S. Edvige (m.f.); S. Margherita M. Alacoque (m.f.); S. Gerardo Maiella. Rm 1,1-7; Sal 97,1-4; Lc 11,29-32.

17 M S. Ignazio di Antiochia, vescovo e martire Memoria (rosso). I cieli narrano la gloria di Dio. Guai al fariseo che crede di rendere gloria a Dio chiudendosi in un sistema di riti e di formalità. La vera salvezza sta nel dono, partendo dal cuore. B. Contardo Ferrini; S. Osea pr. Rm 1,16-25; Sal 18,2-5; Lc 11,37-41.

18 M S. Luca evangelista. Festa (rosso). I tuoi santi, Signore, dicano la gloria del tuo regno. Luca oltre alla missione dei Dodici, presenta anche l’invio di un secondo gruppo di discepoli. Il distacco richiesto è totale: il passato deve essere gettato alle spalle come i beni e gli affetti. La preghiera riconosce che all’origine della missione sta sempre e solo Dio. S. Pietro d’Alcantara; S. Amabile. 2Tm 4,10-17b; Sal 144,10-13.17-18; Lc 10,1-9.

19 G Con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione. Guai ai maestri della Legge che si sono accaparrati la Scrittura pretendendo di essere gli unici in grado di capirla e che hanno impedito agli uomini di accoglierla. Ss. Giovanni de Brebeuf e Isacco Jogues e c. (m.f.); S. Paolo della Croce (m.f.). B. Timoteo Giaccardo. Rm 3,21-30a; Sal 129,1-6; Lc 11,47-54.

20 V Tu sei il mio rifugio, Signore. Gesù mette in guardia dall’ipocrisia dei farisei, cioè della volontà di apparire perfetti senza esserlo. Poi invita a non spaventarsi delle persecuzioni, che possono compromettere la vita del corpo, ma lasciano intatta l’anima e il suo destino. S. Cornelio; S. Adelina; S. Maria Bertilla Boscardin. Rm 4,1-8; Sal 31,1-2.5.11; Lc 12,1-7.

21 S Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. Non bisogna vergognarsi di essere testimoni di Cristo, altrimenti Gesù stesso davanti al Padre nell’ultimo giudizio non ci riconoscerà. Ma non essere riconosciuti da Cristo vuol dire essere destinati alla perdizione eterna. Ss. Orsola e c.; S. Malco; B. Carlo d’Asburgo. Rm 4,13.16-18; Sal 104,6-9.42-43; Lc 12,8-12.

[22 D XXIX Domenica del T. O. / A (S. Giovanni Paolo II) Is 45,1.4-6; Sal 95,1.3-5.7-10; 1Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21].

A cura di o.z.

Salmo responsoriale e accompagnamento

Salmo

PROPOSTA PER I CANTI: da Repertorio nazionale, Canti per la Liturgia, ElleDiCi/Cei, Ed. 2009, 5 Ristampa. 

Inizio: Il tuo popolo in cammino (663); Cielo nuovo è la tua Parola (625).
Salmo responsoriale: M° M. Piatti: Ritornello: Il Signore è il mio pastore (88).
Processione offertoriale: Quanta sete nel mio cuore (705).
Comunione: Sei tu, Signore, il pane (719); O Gesù, tu sei il pane (692).
Congedo: Andate per le strade (613).

ACCOMPAGNAMENTO
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