8 Dicembre
Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. Oggi ricorre la 97a Giornata missionaria (colletta obbligatoria).
I tre nomi di maria

Nel Vangelo tre nomi esprimono l’identità della vergine di Nazaret. Anzitutto Maria, il suo nome umano. Poi c’è il nome con il quale Gabriele la interpella: «Piena di grazia». Un nome che rivela come Dio stabilisca con lei una relazione nuova e privilegiata. Infine, il nome che Maria stessa si dà: «Sono la serva del Signore».
Diversamente da Adamo ed Eva, che a motivo del loro peccato non sanno rispondere alla domanda «Dove sei?», Maria sa chi è e dove vuole stare: davanti a Dio, per lasciarsi ricolmare dal suo amore e farsi serva del suo progetto salvifico. Anche ciascuno di noi è qualificato da questi nomi. Abbiamo un nome umano, che viene trasformato dal modo con il quale Dio si relaziona con noi, da come ci guarda e ci ama. Il primo nome lo hanno scelto i nostri genitori, il secondo è Dio a donarcelo, il terzo siamo noi a dovercelo dare, decidendo dove stare, in quale relazione con Dio desideriamo dimorare. Infatti, come annuncia Paolo nella seconda lettura, siamo stati scelti da Dio per essere «santi e immacolati di fronte a lui nella carità».
Sapremo rispondere con il nostro sì, dandoci un nome nuovo, per dire: «Anche io sono tuo servo, tua serva»?
dom Luca Fallica, Abate di Montecassino
Cantare la bellezza dell’Immacolata
Era il 25 marzo 1858 quando la “Signora” rivelò a Bernadette Soubirous il suo nome: «Io sono l’Immacolata Concezione», espressione che l’umile veggente di Lourdes non comprese, come pure non poteva immaginare le folle di pellegrini che sarebbero giunte nel suo villaggio per cantare all’Immacolata.
Eppure, il dogma dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria era stato proclamato ufficialmente dalla Chiesa quattro anni prima delle apparizioni, sulla scia di una lunga tradizione di fede che risale ai primi secoli. Tra le antifone che cantano questo mistero si trova Tota pulchra, conosciuta dal popolo nella versione melodica che si fa risalire al XVIII secolo, mentre sul finire del XIX secolo sorgono canzoncine religiose, come Sei pura, sei pia, sei bella Maria, su melodie (come quella di L. Perosi) che intendevano italianizzare il contenuto dell’antifona latina. In entrambe il tema è quello della bellezza di Maria, dal momento che nessuna macchia originale si trova in lei.
Il medesimo tema si trova pure nel più diffuso canto popolare Immacolata, Vergine bella di autore anonimo, costruito su una ingenua melodia di stampo ottocentesco e diffusosi in diverse versioni testuali. Già nella prima strofa si colgono reminiscenze del florilegio mariano che lungo i secoli ha attributo a Maria diversi titoli, come quello di “stella”: Immacolata, Vergine bella, / di nostra vita tu sei la stella. Fra le tempeste deh! guida il cuore, / di chi t’invoca Madre d’amore. Nell’antico inno gregoriano Ave, maris stella risalente al IX secolo troviamo, infatti, sia il titolo di “stella” che l’invocazione di rendere anche noi liberi dalle colpe; ma la densità teologica dell’inno medievale si trasforma quando gli accenti accorati della pietà popolare prendono il sopravvento nel ritornello Siam peccatori, ma figli tuoi: / Immacolata prega per noi, cantato con tono incisivo. In un’altra strofa Maria è invocata con il titolo antico di “regina”, ricalcando espressioni delle antifone mariane: Tu che nel cielo siedi Regina / a noi pietosa lo sguardo inchina: / pel divin Figlio che stringi al petto / rendici degni del tuo affetto.
Non mancano numerosi altri canti per la solennità dell’Immacolata, dedicati sia al canto del popolo che alle cappelle musicali. La venerazione a Maria immacolata ha infatti antiche origini e ha prodotto lungo la storia diversi componimenti, tra i quali elaborazioni del testo del Tota pulchra risalente al IV secolo, e che M. Duruflé (1902-1986) inserisce nei suoi raffinati Quatre Motets sur des thèmes grégoriens. L’immacolata concezione di Maria continua, così, ad essere fonte di ispirazione tra gli artisti nel mettere in versi e note il mistero della sua bellezza.
M° Sergio Militello
Preghiera dei fedeli
C - Fratelli e sorelle, Dio desidera colmarci della sua grazia. Riconoscenti e fiduciosi, eleviamo a lui la nostra preghiera.
Lettore - Diciamo insieme: Donaci, Signore, un cuore umile.
1. Per la Chiesa, perché sappia farsi serva, con amore e fedeltà, del progetto di bene che Dio desidera attuare nella storia. Preghiamo:
2. Per quanti amministrano il bene comune, perché sappiano rendere ragione con responsabilità delle loro scelte e azioni. Preghiamo:
3. Per quanti disperano del perdono e della salvezza, perché possano incontrare chi sa testimoniare loro il volto misericordioso di Dio. Preghiamo:
4. Per tutti noi qui radunati per celebrare le grandi opere di Dio, perché siamo consapevoli della nostra vocazione alla santità e vi rispondiamo con gioia. Preghiamo: Intenzioni della comunità locale.
C - Padre santo, tu riveli a ciascuno il tuo progetto di amore.
Esaudisci le nostre preghiere e donaci di rispondere con generosità alla tua chiamata.
Per Cristo nostro Signore.
A - Amen.
Salmo
PROPOSTE PER I CANTI: da Nella casa del Padre, ElleDiCi, 5a ed.
Inizio: Innalzate nei cieli (453); Madre santa (585). Salmo responsoriale: M° S. Militello;
oppure: Cantate al Signore un canto nuovo (121). Processione offertoriale: Salga da questo altare (309).
Comunione: Vergine del silenzio (595); Ti preghiam con viva fede (460). Congedo: Giovane donna (579).

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