Il volto di Cristo
CONTEMPLIAMO IL VOLTO DI CRISTO CROCIFISSO

CHE SORRIDE
FRA’ Innocenzo da Palermo scolpì (1630) un Crocifisso che, a seconda dell’angolo di osservazione, appare sorridente, agonizzante o ormai morto. Perché Gesù sorride, pur in mezzo ai dolori più atroci sulla Croce? Perché con il suo inenarrabile dolore sulla Croce redime l’umanità.
Il suo amore è fonte di gioia perché è fonte di salvezza. La Croce di Gesù è la sua gloria (Cfr Gv 12,23). La scaturigine profonda della gioia di Gesù proviene dalla consapevolezza di essere intimamente unito al Padre. È una reciproca inabitazione (Cfr Paolo VI, Gaudete in Domino, 1975). Dall’alto della Croce guarda Maria, guarda il discepolo amato: in lui vede tutti i suoi discepoli. E sorride. Sorriderà anche guardando noi?

CHE È IN AGONIA
AGONIA di Gesù: è l’ultima lotta contro il “potere delle tenebre”. Apparentemente sembra che le tenebre della violenza, della miscredenza, della iniquità, del male, abbiano partita vinta.
Gli avversari di Gesù lo scherniscono: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso» (Mc 15,31).
E Gesù sembra definitivamente sconfitto, un Dio scandalosamente debole, impotente di fronte alla furia omicida di coloro che Lo vogliono sopprimere.
Ma in realtà nella sua agonia è proprio Gesù che riesce vittorioso. L’amore Lo ha tenuto inchiodato in Croce. Con il suo amore ci ha salvato. Il suo amore vince. Ecco l’agonia vittoriosa di Gesù.

CHE MUORE
GESÙ, sulla Croce, accoglie la morte. Mistero profondo: La “Vita” (Gv 14,6) muore. La terra trema. Il cielo si oscura. Gesù entra nelle tenebre più profonde. È l’estremo limite del dolore umano. È l’estremo amore di Cristo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici » (Gv 15,13).
L’amore di Gesù per noi è un amore che è andato sino in fondo, un amore che non si è fermato neanche dinanzi al sacrificio supremo. Il suo Volto esprime la pace, che Lui dona a noi.
E la Croce, dove Gesù muore, diventa per tutti noi l’altare della sua immolazione, la cattedra da dove Egli ci comunica le verità decisive per la nostra vita, il trono dove trionfa la sua regalità di amore.
Mons. Giuseppe Greco
«O CROCE DI NOSTRA SALVEZZA, / albero tanto glorioso, / un altro non v’è nella selva, / di rami e di fronde a te uguale. / Compiuti trent’anni è conclusa / la vita mortale, il Signore / offriva se stesso alla morte / per noi, Redentore del mondo; / in croce è innalzato l’Agnello / e viene immolato per noi» (Dalla Liturgia romana del Venerdì Santo, Inno).
GUARDIAMO A MARIA «Maria stava lì, ai piedi della croce. Nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti di vita di suo figlio» (Papa Francesco, Udienza del 10 maggio 2017).
«QUESTA NOTTE NON GUARDIAMO AI CHIODI DELLA CROCE come a uno strumento di dolore, guardiamo al legno come a un piccolo aeroplano che porta a Dio. Portiamo la croce con gioia, con fede e soprattutto aiutiamo chi la sta portando accanto a noi» (Tratto da “Io e il Papu”, di Luigi Garlando, pag. 224, Rizzoli Libri 2017) .

