I frutti dello Spirito Santo in San Paolo / 6
BONTA'

UN uomo pone a Gesù questa domanda: «“Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo”» (Mc 10,17-18). Il termine “buono”, in senso assoluto, si può attribuire solo a Dio. Dio è buono, anzi è la Bontà. Per le persone umane e per le cose il termine “buono” può essere adoperato soltanto in modo relativo, cioè in relazione a Dio: è buono tutto ciò che è in rapporto a Dio.
È buono Gesù perché è “da Dio”, è Figlio di Dio, è della stessa natura di Dio e porta a Dio. È buona ogni persona umana che fa la volontà di Dio. È buona ogni cosa che è creata da Dio: nella creazione «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona» (Gen 1,31).
Il peccato originale consiste nel falsificare la bontà, nel distorcere il senso di ciò che è buono. Eva ritenne “buono da mangiarsi” il frutto dell’albero proibito da Dio (Cfr Gen 3,6). Spesso viene distorto il senso del bene e del buono. Chi sceglie ciò che ritiene buono per i propri interessi e non si pone il problema del bene degli altri, non fa una scelta buona, ma una scelta egoista. “Buono” è soltanto ciò che è buono agli occhi di Dio.
Lo Spirito Santo è il dono per antonomasia. È la vita stessa di Dio partecipata all’uomo e alla comunità. È un dono che fruttifica: comunica la sua luce e il suo amore, ci orienta verso Dio, ci rende capaci di discernere il bene dal male, ciò che è bene agli occhi di Dio, ciò che Dio vuole da noi, ciò che è da Dio, ciò che ci conduce a Dio. Il suo frutto è la vera bontà.
Mons. Giuseppe Greco

