Guida all’ascolto della Parola di Dio / 23
PROFETA
Non chi predice il futuro, ma chi parla a nome di Dio
I LIBRI biblici presentano il profeta non come colui che predice il futuro, ma come l’inviato di Dio che, in suo nome, parla al presente, esortando i destinatari della sua predicazione alla fedeltà e all’obbedienza alla Parola del Signore. Gli antichi popoli orientali avevano una “organizzazione profetica” basata sulle capacità umane (conoscenza degli astri e della natura) e su particolari doti (che si manifestavano con “visioni” ed “estasi”) di quanti ne facevano parte. La loro azione e la loro parola erano però a servizio della corte e del tempio: qui essi trovavano protezione e sostentamento. In Israele prevale invece un diverso modo di concepire e di esercitare la profezia: questa deriva direttamente da Dio e non è al servizio di alcun potere (politico o religioso). Il profeta biblico ha la consapevolezza di esistere e di parlare unicamente in nome di Dio (prophètes, in greco, indica “colui che parla in nome di” o “al posto di”, come pure "colui che parla davanti" al popolo). Nella Bibbia leggiamo diversi “racconti di chiamata” che contengono l’investitura del profeta da parte di Dio (Cfr Is 6,1-9; Ger 1,4-10; Ez 2,1-10). In essi si nota, da un lato, l’iniziativa di Dio, che si prende cura del suo popolo suscitando il profeta. Dall’altro, appare la piena disponibilità del chiamato alla missione di profeta (come avviene per Isaia: «Eccomi, manda me», Is 6,8), oppure fa capolino il dubbio (come nella chiamata di Geremia: «Ecco, io non so parlare, perché sono giovane», Ger 6,6), dubbio che però è vinto dalla forza dello Spirito del Signore. Per il contenuto della loro predicazione e per l’epoca in cui sono vissuti, i profeti biblici, oltre a distinguersi in “maggiori” (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele) e “minori” (i “Dodici profeti minori”), si distinguono anche in profeti prima dell’esilio, profeti dell’epoca dell’esilio, profeti del dopo esilio. I primi esortano il popolo alla fedeltà a Dio per non incorrere nella punizione dell’esilio. I secondi tengono viva, nel popolo in esilio (dal 586 al 538 a.C.), la speranza del ritorno, che avverrà come un secondo esodo. I profeti del dopo esilio esortano il popolo alla ricostruzione spirituale e materiale e preparano la venuta del Messia. Portico della Gloria. Mosè con i profeti Isaia, Daniele e Geremia. (Spagna, 1183, Santiago de Compostela).
Primo Gironi, biblista

