2 aprile 2026

Il Signore ci affida il memoriale del suo sacrificio d'amore, rendendoci partecipi della sua vita. Celebrando l'Eucaristia noi annunciamo al mondo la speranza della redenzione, vivendo nella carità fraterna il comandamento nuovo.


INVITATI AL «CONVITO NUZIALE» DELL'AMORE



Entriamo nel Triduo Pasquale celebrando la Cena del Signore, «convito nuziale del suo amore» (Colletta). È detta ultima, perché non ve ne sono "altre": la liturgia ci rende contemporanei all'unico eterno atto d'amore con cui Gesù, la notte in cui veniva tradito, ha consegnato tutto sé stesso per la sua Chiesa-umanità amando i suoi fino alla fine (Vangelo), anticipando e rivelando il senso della sua passione, morte e risurrezione. «Quale sposo muore per la sua sposa se non il Signore nostro Gesù Cristo? Chi ha mai dato il suo sangue come dono nuziale?» (Giacomo di Sarug). Il Maestro viene nel Cenacolo con le "insegne regali dell'amore": l'umile servizio e la carità fatte sacramento. Il pane diviene suo Corpo, il calice colmo del frutto della vite suo Sangue, la mensa pasquale altare dove il vero Agnello è immolato (I Lettura). La sua offerta d'amore chiede il nostro pieno coinvolgimento: «Fate questo in memoria di me». Ecco che cosa annunciamo ogni volta che mangiamo questo pane e beviamo al calice nell'Eucaristia (II Lettura), partecipi della nuova ed eterna alleanza dove Sposo e Sposa non sono più due, ma un'unica e indivisa realtà.

Sorelle Clarisse, Monastero Immacolata Concezione - Albano L. (RM)

È la notte dell'amore infinito

Il dolore per l'uomo peccatore - «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire...» (Is 53,3). «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Scrive sant'Agostino: «Cristo patì per coloro che lo rifiutarono, perché anche loro potessero un giorno accoglierlo». Gesù, nell'ultima Cena, sa che Giuda lo tradirà e Pietro lo rinnegherà, eppure offre ugualmente il suo corpo e il suo sangue. Davanti al tabernacolo, chiediamoci: quante volte abbiamo preferito il peccato al suo amore? Eppure lui resta, in attesa.
Gesù è solo. I suoi amici dormono, i suoi nemici lo cercano per ucciderlo. Egli sa che morirà abbandonato, eppure continua ad amare. Non ha avuto bisogno di noi per salvarci, eppure ha voluto averne bisogno. Ha scelto di dipendere dal nostro amore o, meglio, dalla nostra indifferenza. È questa la sua più grande umiliazione: aver messo la sua felicità nelle mani degli uomini, sapendo che lo avrebbero tradito («Il Mistero di Gesù» in Charles Péguy, Il Portico del Mistero della Seconda Virtù). «Pietà di me, o Dio, nella tua misericordia...» (Salmo 51/50).
«È inutile morire per questa umanità ingrata» - «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (Ger 20,7-9). «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!» (Lc 22,42). Scrive santa Teresa di Calcutta: «Dio ama anche chi lo rifiuta, perché sa che il peccato è una schiavitù, non una scelta libera». Gesù, nel Getsemani, sente il peso dell'abbandono, ma vince la tentazione di desistere. Anche noi possiamo pregare: «Signore, ti offro la mia fedeltà, piccola ma sincera».
Il demonio mi sussurra: «A che serve? Guarda il mondo: dopo venti secoli, è ancora lo stesso. Gli uomini si uccidono in nome di Dio, i potenti schiacciano i deboli, e la croce è diventata un ornamento». Ma Cristo non è morto per cambiare il mondo in un giorno. È morto perché, in ogni tempo, un'anima possa dire: «Anche se tutto è perduto, lui mi ama». La croce non è un fallimento, è un seme (cf. Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna, cap. VII). «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?» (Salmo 27/26).
Donare al Padre la propria volontà - «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,1). «Non come voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,39). Così pregava san Francesco d'Assisi: «Dove c'è odio, fa' che io porti amore». Gesù, nel silenzio dell'orto, sceglie di obbedire fino alla fine. Davanti all'Eucaristia, chiediamo la grazia di dire pure noi «sì» alla volontà di Dio, anche quando costa.
Cristo avrebbe potuto scegliere altre vie: la forza, il miracolo spettacolare, il compromesso. Invece ha scelto l'obbedienza. Non perché fosse vinto, ma perché solo così poteva rivelare l'amore del Padre. La libertà umana, quando si dona totalmente a Dio, non è annullata ma diventa pienezza. Gesù, nel Getsemani, non ha rinunciato a sé stesso: ha trovato sé stesso nel dire «sì» (cf. Luigi Giussani, Il senso religioso, pp. 120-125). «Insegnami a fare la tua volontà, perché tu sei il mio Dio. Il tuo spirito è buono, mi guidi su terra piana» (Salmo 143).
Il «sì» che porta alla croce - Abramo lega Isacco sull'altare (Gen 22,9-10). «Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte» (Fil 2,8). Scrive san Giovanni Paolo II: «La croce è il "sì" definitivo di Dio all'uomo». Gesù, nell'Eucaristia, è già offerta sacrificale: il pane spezzato anticipa il corpo donato. Vegliando con lui, diventiamo testimoni del suo amore più grande.
Come osiamo consolare Cristo? Lui che è Dio, e noi miserabili peccatori? Eppure, è lui che ci chiede questa compagnia. «Restate qui e vegliate con me». Non perché ne abbia bisogno, ma perché vuole condividere con noi la sua solitudine. La nostra preghiera non aggiunge nulla al suo amore, ma ci trasforma. Vegliando con lui, diventiamo un po' più suoi (cf. Madeleine Delbrêl, Noi delle strade, pp. 90-91). «Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero» (Salmo 40/39).

Preghiera dei fedeli

C - Nell'ora suprema dell'amore, il Signore Gesù ha consegnato tutto sé stesso istituendo il sacramento dell'Eucaristia perché, intimamente uniti a lui, vivessimo il comandamento nuovo dell'amore.

Lettore - Grati per questo dono, imploriamo:
 Maestro, insegnaci il tuo amore.

1. Benedici, santifica e custodisci la tua Chiesa: il tuo amore la consacri totalmente al servizio della carità per la salvezza e per l'unità di tutto il genere umano. Preghiamo:
2. Ispira, secondo il tuo volere, le intenzioni dei politici e dei governanti: accresci in loro il desiderio del bene per la pace e l'unità tra le nazioni. Preghiamo:
3. Sii rifugio ai poveri, conforto agli ultimi, sostegno ai deboli, salvezza ai peccatori: ognuno sperimenti la tua misericordia e il tuo perdono senza limiti. Preghiamo:
4. Trasforma tutti noi che partecipiamo a questa santa Cena: lo stesso dono d'amore che riceviamo nel sacramento eucaristico divenga vita nella carità fraterna. Preghiamo:

Intenzioni della comunità locale.

C - Signore Gesù, accogli le suppliche che ti rivolgiamo, perché siano in te un corpo solo coloro che hai voluto unire per sempre al tuo sacrificio d'amore. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
A - Amen.

Proposte per i canti

PROPOSTE PER I CANTI: ElleDiCi, 5a ed. - Inizio: Vieni, fratello (760); Cristo, Gesù salvatore (633). Salmo responsoriale: P. Bottini; oppure: Sei il mio pastore (90). Lavanda dei piedi: Quando venne la sua ora (704). Processione offertoriale: Dov'è carità e amore (639). Comunione: Venuta l'ora (757); Signore, cerchi i figli tuoi (725). Reposizione Santissimo Sacramento: Pange lingua (609).

Sussidio Musicale Digitale in omaggio con La Domenica

 

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