Gesù ha i suoi nomi / 7

GESÙ, «IL PROFETA»

Il profeta Isaia, nella facciata della Basilica San Paolo fuori le mura, Roma. Foto Massimo Merlini / Istock
NELLA tradizione biblica il profeta è colui che parla nel presente a nome di Dio o al posto di Dio (come indica il termine greco prophètes). Egli si distingue anche per un particolare carisma, che esprime con azioni e gesti simbolici, i quali ne avvalorano la predicazione.
L’opera e la parola dei profeti biblici si erano estinte con l’esilio in Babilonia (che durò dal 586 a.C. al 538 a.C.). Ma all’epoca di Gesù nel popolo era viva l’attesa di un «profeta» che avrebbe inaugurato i tempi messianici e avrebbe rivelato i misteri di Dio. Con i suoi miracoli e la sua predicazione Gesù ravvivava questa attesa: «Un grande profeta è sorto tra noi», dicono le folle (Lc 7,16).
Questo “profeta” veniva poi identificato come un «nuovo Elia» (un grande profeta biblico), che avrebbe predicato la conversione prima della fine dei tempi. Per questo, alla domanda di Gesù su ciò che la gente pensa di lui, i discepoli rispondono: «Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elia» (Mt 16,14).
Veniva pure identificato con il misterioso personaggio che Dio aveva promesso di inviare al suo popolo, come «il Profeta» definitivo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me» (Dt 18,15).
Questa promessa si realizza ora in Gesù: «Costui è davvero il profeta» (Gv 6,14). E il verbo “suscitare” verrà riferito alla sua risurrezione (At 3,22-24). 

Don Primo Gironi, ssp, biblista

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