Gesù ha i suoi nomi / 4
GESÙ, «FIGLIO DELL’UOMO»

«FIGLIO dell’uomo» è il nome che Gesù ama riferire con più frequenza a se stesso. È un nome che va compreso nel duplice significato che lo caratterizza.
Il primo significato ci viene offerto dalle lingue semitiche, l’ebraico e l’aramaico, che sono anche le lingue della Bibbia. In queste lingue «figlio dell’uomo» indica semplicemente “uomo”: «Che cosa è il figlio dell’uomo [ = Che cosa è l’uomo], perché te ne curi?» (Sal 8,4), oppure viene usato al posto del pronome personale “io»: «Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20: sulle labbra di Gesù questa espressione significa: «Io non ho dove posare il capo»). È soprattutto il profeta Ezechiele a usare questo termine, che ricorre quasi in ogni sua pagina.
Nel secondo significato il titolo «Figlio dell’uomo» allude a un personaggio misterioso, al quale Dio ha dato ogni potere, come leggiamo in Dn 7,13-14: «Ecco venire uno simile a un figlio d’uomo: il suo potere è un potere eterno».
Nei Vangeli questo personaggio è Gesù: è lui il «Figlio dell’uomo» che, consegnato alla morte, riceve dal Padre il potere di perdonare i peccati («Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati », Mt 9,6) e il potere di giudicare tutti gli uomini alla fine dei tempi («Il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni», Mt 16,27).
Don Primo Gironi, ssp, biblista

