Gesù ha i suoi nomi / 13

GESÙ, «FIGLIO DI DAVIDE»

Il cieco Bartimeo grida a Gesù: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Marco 10,47). È una invocazione pregnante: la cosiddetta «preghiera di Gesù» o «preghiera del cuore» è la più vicina alla tradizione cristiana, più facile per noi da assimilare.
«Bartimeo, il cieco di Gerico, incontra Gesù», mosaico, Salonicco (Grecia). Foto Zambello.
LA centralità della figura di Davide nella storia del popolo biblico e nella storia della salvezza non sfugge al lettore della Bibbia. In Davide si concentrano la regalità, le promesse messianiche, le attese di libertà e di indipendenza del popolo ebreo.
I contemporanei di Gesù non si sottraevano al fascino e alla speranza che suscitava la figura di questo carismatico re della loro storia. Per questo anche Gesù viene considerato alla luce di una simile concezione.
Alcuni miracoli da lui compiuti (come la guarigione di ciechi, zoppi, sordi e muti) erano considerati «messianici » e favorivano nel popolo la speranza che si sarebbe di nuovo instaurato il regno che Davide aveva fondato e reso potente.
Infatti il titolo «figlio di Davide» è applicato a Gesù soprattutto da coloro che venivano da lui guariti: è sulle labbra dei due ciechi di Gerico («Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!», Mt 20,30), è sulle labbra del cieco Bartimeo («Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!», Mc 10,47), come pure della donna cananea («Pietà di me, Signore, figlio di Davide!», Mt 15,22).
Anche le folle acclamano Gesù che entra in Gerusalemme con questo titolo: «Osanna al figlio di Davide!» (Mt 21,9).
Gesù non ha rifiutato questo titolo, ma il significato politico e nazionalistico che gli veniva attribuito. La sua regalità, infatti, si rivelerà nell’umiliazione della croce. Don Primo Gironi, ssp, biblista

Don Primo Gironi, ssp, biblista
   

Archivio

Vai