Commento

«ECCO CONCEPIRAI UN FIGLIO, E LO DARAI ALLA LUCE»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
LA liturgia della Parola inizia con la profezia messianica più importante di tutto l’Antico Testamento. Riguarda la discendenza (casa) del re Davide, nella quale la Parola si farà carne, come Matteo, all’inizio del suo Vangelo, espliciterà con la sua genealogia (I Lettura). Da parte sua, Luca descrive il momento storico dell’attuazione del mistero dell’Incarnazione, sottolineando che l’angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine, sposa di un uomo “della casa di Davide”. Infatti, è proprio attraverso la presenza qualificata di Giuseppe che il Figlio dell’Altissimo eredita «il trono di Davide suo padre», realizzando il progetto di Dio. L’ingresso di Dio nel mondo – “uno strepitoso mistero” (sant’Ireneo) – si compie nel “silenzio” di un’umile famiglia, abitante di un paese sconosciuto anche dalla Bibbia, Nazaret. Gesù sarà chiamato “il Nazareno” (Vangelo).
San Paolo conclude la sua lettera ai Romani glorificando Dio per la rivelazione del mistero – «il mistero, cha annuncia Gesù Cristo» –, ora manifestato mediante le scritture dei Profeti e annunciato a tutte le genti (II Lettura).

Tarcisio Stramare, osj

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