Commento
«IO SONO IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO»

LA liturgia di questa domenica ci pone davanti la figura del Profeta Elìa, (I Lettura) l’uomo d’urto, il profeta misterioso che vive un momento faticoso a causa della difesa di Dio, il vero e unico Dio d’Israele. Deve fuggire dall’ira del re Acab per salvarsi. È deluso, sconfitto, amareggiato, impaurito. Non ha altro che chiedere: «Ora basta Signore! Prendi la mia vita ». Il Signore lo conforta con un cibo misterioso che gli dà forza per riprendere il cammino fino al monte di Dio. Questo cibo misterioso è come una prefigurazione dell’Eucaristia.
Nel profeta Elìa possiamo intravvedere la parabola della nostra vita, segnata da paure, fallimenti, insuccessi, delusioni. Siamo assaliti dalla tentazione di mollare e gridare come il profeta: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita». Ma questa vita è dono di Dio ed è il Signore (Vangelo) che nella nostra lunga marcia si fa incontro e ci dona «il pane che discende dal cielo», il pane che ci conduce fino all’Oreb, alla santa montagna. Non è l’angelo che ci ordina di mangiare. È lui Cristo Gesù, «il pane vivo disceso dal cielo». Chi ne mangia non muore. È Cristo che consegna la sua carne per la vita del mondo.
Mons. Domenico d’Ambrosio, Arcivescovo emerito di Lecce

