29 settembre: 105ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

«CHE NON SI TRATTI SOLO DI MIGRANTI?»

Piccoli profughi del Sudan a Ventimiglia nel 2016. Foto Ansa / Luca Zennaro
NELLA Sacra Scrittura il comandamento dell’amore verso lo straniero è sempre inserito in una costellazione più vasta, cioè il rispetto e l’amore verso tutti coloro che sono in condizione di debolezza e di fragilità: l’anziano, l’orfano, la vedova, il cieco, il prigioniero. «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,33-34).
Egli ha diritto alla nostra attenzione e al nostro aiuto per questo solo motivo: perché senza sostegno e bisognoso di tutto. Le stesse affermazioni le troviamo nelle parole di Gesù. Quando lasciamo che il nostro cuore si indurisca, si chiuda verso l’altro, chiunque egli sia, ecco che si inaridiscono in noi le fonti dell’amore.
Mi ha molto fatto riflettere quanto ci diceva mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e Vescovo ausiliare di Roma: «Nell’inverno del 1989 morì a Roma di freddo un senza fissa dimora. Ci fu una indignazione generale, fino a chiedere le dimissioni del sindaco. In questo inverno sono morte a Roma di freddo dodici persone, nell’indifferenza e nel silenzio quasi generale». Che non si tratti solo di migranti? Che il nostro chiudere non solo i porti, ma i cuori, a chi cerca una salvezza, a chi fugge e spesso è vittima di tratta, non ci stia rendendo insensibili anche al grido di chi abbiamo vicino, e non stia impoverendo la nostra stessa umanità?

Don Giovanni De Robertis, Direttore generale Migrantes

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